a
cura di Sheanan e ArdathLili
Pagina
dedicata a
Giacomo
Prato - Carignano (To) - 1324
Arso
sul rogo per stregoneria
"Lo
spazio che fra le stelle vedi fra l'confalone e l'pozzo, in un luogo
sacro el gran segreto voglion che tu credi, lì sono le caratere segnate
le lor virtudi qui non ti disacro qual fur da la Sibilla sigillate".
(gonfalone:ingresso;
virtudi sigillate: epigrafi; luogo sacro: dove la Sibilla poteva esercitare
le doti di chiaroveggenza)
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Partire
per un viaggio senza una probabile meta è allo stesso tempo
affascinante e misterioso, specie all'imbrunire di una giornata
afosa, lontano dal caos della costa rumorosa e festaiola.
Possono
capitare piacevoli coincidenze, quasi come a smentire che l'avventura
intrapresa non sia poi del tutto priva di un fine ultimo. Può
ad esempio accadere che mai prima di quel momento ci si fosse
interessati a fondo ad una leggenda o ad un mito e ritrovarsi
invece piacevolmente coinvolti grazie ad una serie di situazioni
impreviste e concatenate l'una all'altra.
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Sorger
della Luna sui Monti Sibillini
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Visitare
i Monti Sibillini, oltre ad essere un'esperienza di notevole interesse
a livello naturalistico, è senza dubbio un'escursione immersa
nel mistico di una leggenda ove tanto più forte è il suo potere
evocativo in termini di miti e di sogni, tanto elevato è il rischio
della banalizzazione, della sua utilizzazione in chiave consumistica
nonché della distorsione in direzioni che nulla hanno a che fare
con la vera cultura di questi luoghi.
Il
mito della Sibilla è messaggio evocativo di particolare forza
legato alla cultura e alla storia dei Monti Sibillini e dell'Appennino
umbro-marchigiano e pertanto costituisce un patrimonio preziosissimo.
Così
la Corte degli Scontenti desidera ringraziare il professor
Giuseppe Marino (collaboratore
del Progetto Elissa per il recupero archeologico ed antropologico
della grotta della Sibilla), per essersi dimostrato
così disponibile ad allacciare un rapporto di collaborazione
con il nostro sito per le ricerche da noi effettuate riguardo
alla riscoperta e la valorizzazione dei culti pagani tuttora esistenti
in Italia, con particolare riferimento al culto della Sibilla
Appenninica.
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Rocca
de' Varano
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Incuneato
tra montagne leggendarie, il minuscolo abitato di Foce rappresenta
il punto di partenza preferito per le più entusiasmanti escursioni
sui Monti Sibillini. Il Monte Vettore (m.2476) e il Monte della
Sibilla (m.2173), lo racchiudono come in uno scrigno, dove il
confine fra realtà e leggenda appare indefinito, vago, avvolto
in un alone di vecchi ricordi. Questa antica dimora di pastori
isolati è posta sulla via più breve per raggiungere il Lago di
Pilato: La tradizione vuole che Ponzio Pilato chiese di far trainare
il suo cadavere da bufali finchè non avesse trovato un luogo ideale
per la sua sepoltura.
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Finì quindi nell'anfiteatro naturale che sta sotto al Vettore e il suo
corpo sprofondò per sempre fra i vortici rosseggianti di questo lago
montano. Pilato o Bilatus, viene considerato il lago della vita-morte,
ovvero il lago dove presumibilmente la Sibilla sciamana andava ad attingersi
e rifugiarsi.
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Fra
gli anziani della zona è ancora diffusa la credenza che venti
e tempeste siano scatenati dalle streghe giunte al lago per i
loro rituali. Il lago in questione ricorda la forma biforcuta
di uno zoccolo caprino, e si trova in una depressione sotto il
"Pizzo del diavolo"; si narra che su una roccia a lato della riva,
ci siano delle incisioni che rappresentano rispettivamente le
firme di Pilato, il conte di Cagliostro e Lucifero. Lo stesso
lago di Pilato, o "lago della Sibilla" , è ancora oggi meta di
streghe che, come nel passato, giungono fin qui per festeggiare
i Sabba. In particolare esistono testimonianza di riunioni al
suddetto lago nelle notti degli equinozi e dei solstizi
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Inizio
del percorso al Monte Sibilla
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causa ritrovamento di "un cerchio di pietre nel cui centro stava un
masso più grande"; evidenti tracce di riti pagani che il cristianesimo
non è riuscito a estinguere e che ritrovano nei luoghi descritti in
questa sezione del sito l'ideale anello di congiungimento con il potere
dei Culti Antichi.

Castelluccio
di Norcia
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La
tradizione popolare tramanda che streghe e negromanti salissero
alla grotta della sibilla o su un'isoletta, oggi scomparsa, che
si trovava al centro del Lago di Pilato per consacrare i loro
libri (che nel dialetto locale vengono tradizionalmente chiamati
"libri du commanno" = libri del comando). Grazie al prof.
Marino siamo venuti a conoscenza del fatto che nell'Archivio Storico
del comune di Montemonaco è stato rinvenuto un documento risalente
al XV sec che prova questa frequentazione in epoca tardo-medioevale
di cavalieri provenienti da ogni dove per praticare l'arte dell'alchimia
e della magia e consacrarne i libri segreti al Lago della Sibilla.
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E' il caso per esempio di Cecco D'Ascoli, che i frequentarori del nostro
Forum hanno già conosciuto, autore de "L'Acerba" una delle enciclopedie
medievali in volgare più complete del Medievo, dove sono raccolte conoscenze
di astrologia, alchimia, magia, fisica ecc...
| Secondo
tradizioni locali, la Sibilla è una Fata benefica, le cui ancelle
scendono a volte nei paeselli vicini ed insegnano alle fanciulle
tutti i più bei segreti della filatura della tessitura e della magia,
ed a volte si trattengono a danzare con i giovani. Ma alla mezzanotte
devono rientrare nelle loro sedi. I documenti più antichi che parlano
della leggenda, risalenti al 300/400, descrivono la Sibilla centroitalica
come la Fata Regina di un paradiso delle delizie, dove chi vi capitava
non invecchiava, né provava dolore, apprendeva rapidamente tutte
le lingue del mondo e aveva cibo, ricchezze, vestiti e piaceri a
volontà, specie erotici. |

Monte
Sibilla
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C'è tuttavia un aspetto inquietante con cui il pellegrino doveva fare
i conti: gli abitanti di questo regno, maschie femmine, Regina compresa,
una volta la settimana si tramutavano in rettili, con i quali, secondo
certe versioni del mito, i visitatori erano invitati o addirittura costretti
ad accoppiarsi sessualmente.

Cascata
a Castelsantangelo sul Nera
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In
sintesi, riassumeva Leandro degli Alberti in "Descritione
di tutta l'Italia" (1557), la Sibilla era la sovrana di un
reame "ornato di grandi et magnifici plagi", le cui genti si trasformavano
di notte in serpi: " ..è volgata la fama..che tutti quelli che
desiderano entrarci gli bisogna primariamente pigliare lascivi
piaceri con le dette stomacose serpi. Et non è costretto alcun
di rimanergli, eccetto l'anno finito. Et che quegli che vi saranno
stati e poi ritorneranno fuori gli son fatte tante gratie e privilegi
dalla Sibilla, cosicché felicissimamente poi passano i suoi giorni".
Questa originale mistura di Magia pagana e lussuria, di metamorfosi
animalesca (quindi sciamanica) e saggezza sibillina (perché la
nostra Sibilla resta comunque una strega veggente in grado di
proferire responsi) pose le basi per una forte demonizzazione
in chiave cristiana del personaggio, che nel folclore assunse
tipiche sembianze di una Demone insidiante e pericolosa,
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di cui avrebbero fatto le spese nel Medioevo alcuni cavalieri erranti,
il più noto è Guerrino, giunto alla grotta-utero per apprendere segreti
da Alcina (la famosa strega qui identificata con la Sibilla).
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è il serpente la spia che soprattutto ci colpisce nella leggenda
sibillina. E' sempre lui: lo stesso demone di sapore patristico
che ha continuato per millenni nell'iconografia cristiana a essere
schiacciato sotto il piede della patriarcale Maria, ormai devitalizzato
e dimentico della propria originaria potenza. E proprio la Madonna
secondo la leggenda, avrebbe causato il confinamento della Sibilla
nell'omonima montagna. L'ipotesi di aspetti connessi alla Stregoneria
nel mito apenninico sembra trovare conferma nell'identificazione
operata dall'immaginario folclorico italiano fra la Sibilla ed Erodiade,
personaggio biblico che nelle fonti troviamo interscambiabile con
Diana alla guida delle Streghe (Erodiade è una figura maledetta
della bibbia, indusse la figlia Salomè a ottenere da Erode la testadi
Giovanni Battista). |

Rilevamento
topografico della grotta della Sibilla
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Di questa sovrapposizione abbiamo una testimonianza eclatante nel resoconto
reso nel 1504 dallo stregone trentino Giovanni Delle Piatte al tribunale
inquisitorio di Cavalese su un episodio d'iniziazione magica di cui
era stato protagonista anni prima e che aveva avuto scenario proprio
"lo monte Sibilla, zoè come si dize, el monte de Venus ubi habitat
la donna Herodiades (si dicta)".Sic dicta significa: è voce
di popolo che Sibilla ed Erodiade siano un'identica figura (Bonomo:
Caccia alle streghe).

Antoine
de la Sale - Disegno dei monti e della grotta
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Il
medico trentino Giovanni delle Piatte raccontò, sotto tortura,
ai suoi inquisitori, che nel 1487 essendosi recato sul Monte della
Regina, aveva notato la Sibilla uscire dalla grotta a cavallo
di un manico di scopa. Racconta inoltre di aver compiuto con la
Sibilla e la sua"Compagnia di belle donzelle" azioni tipiche della
Stregoneria come viaggi su cavalli neri, banchetti e balli ai
crocicchi, convegni notturni.
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Documento
sul ritrovamento della grotta della Sibilla e delle Fate
Fonti
storiche tratte da:
Le
terre della sibilla appenninica (Progetto Elissa)
Il
corpo della Dea (S.Ballerini)
Caccia
alle streghe (Bonomo)
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