a cura di Ardath Lili e Sheanan

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Peronetta da Aquiano - Chatel Argent (Ao) - 1339 Arsa sul rogo per stregoneria

 

Meglio arrivarci sull'imbrunire, al termine dell'estate, dalla parte di Pisa. Si vede così l'antica Badia, risparmiata appena dalle erosioni secolari delle Balze, immersa in un fuoco di arancioni e di gialli. E poi eccole lì, paurose, le Balze stesse, quelle antiche frane che si sono inghiottite quartieri interi, necropoli etrusche, monasteri, chiese romaniche. Con quella loro lentezza implacabile e impietosa sembrano minacciare la stessa Volterra. La rodono, almeno per ora, solo idealmente. Volterra si differenzia per il colore: quello dei muri, delle strade, e soprattutto quelli della campagna e del cielo. Insomma, quando guardi le sue colline, hai l'impressione di essere piombato di peso sulla tavolozza di un pittore. Ma il bello è che non occorre allontanarsi dalla città: lo spettacolo è lì a portata di mano, non appena ti affacci ad una delle porte cittadine, aperte in quelle mura medioevali che erano addirittura più piccole di quelle etrusche (IV-III secolo a.C.). E mentre guardi Volterra, gli Etruschi guardano te. Dovunque. A cominciare dalla Porta all'Arco, con le tre enigmatiche teste umane scolpite nell'archivolto e semicancellate dal tempo. Oppure dalla Porta Diana, fuori le mura medioevali, l'incuria non è riuscita a salvare l'arco, oggi rimangono solamente i lati ma è ancora così massiccia da essere chiamata familiarmente "il Portone ". Oltre alla porta dedicata alla nostra amata Diana vorrei far notare un'altra particolarità piuttosto indicativa di quanto a Volterra siano celati nomi e luoghi evocativi per la nostra tradizione. Una leggenda colloca infatti la nascita della città in un passato molto remoto affermando che fosse sorta per opera di Giano parente di Noè, ma senza scordare che Giano è stato un personaggio molto familiare della cultura estrusca,in specie volterrana,tanto che con la sua effige furono coniate le più antiche monete della città. Giano il Dio Bifronte, ma anche come Diano (Giano-Jano) consorte di Diana (Giana). Le coppie divine, Giove e Giunone da una parte, Diano e Diana, o Giano e Giana, dall'altra, non sono che reciproci duplicati, con nomi e funzioni originariamente identici. In quanto ai nomi tutti e quattro hanno la stessa origine ariana "DI", che significa "splendente". Crediamo non sia un caso che proprio in questa cittadina di Diana e Diano si narri di una figura femminile che appare come un gesù rovesciato, i genitori ad esempio le sono nemici, al contrario di Giuseppe e Maria, che nel nuovo testamento accolgono di buon grado il concepimento di un figlio di dio. E se Gesù finisce crocifisso, questa Messia al femminile sopravvive con il suo compagno in una sorta di lieto fine emancipatorio, dopo aver fatto morire i genitori ostili insieme ai preti che la perseguitavano. Questa donna ribelle può essere considerata un altro volto di Aradia, vera protagonista del vangelo delle streghe di Leland. Non si conoscono testi che contengano il nome Aradia in riferimento a Diana, ma era noto come nome latino.(in Italia esiste poi una Cà L'Aradia, nei dintorni di Urbino di cui daremo notizie prossimamente). Secondo alcuni Aradia sarebbe proprio il nome di una strega vissuta in Italia nel XIV secolo e dedita alla protezione degli oppressi, questa Aradia medievale coinciderebbe quindi con il personaggio della storia della Casa Del Vento di Volterra.

La storia seguente potete trovarla all'interno di alcune edizioni del Vangelo delle Streghe di C.G. Leland, anche se non fa parte del testo stesso, ma l'autore l'ha voluta aggiungere a conferma del fatto che l'adorazione di Diana esisteva da lungo tempo, contemporaneamente al Cristianesimo. Il titolo esatto del manoscritto originale, trascritto da Maddalena che l'aveva ascoltato da un Volterrano, è "La pellegrina della Casa del Vento". Va aggiunto che, come si dice nella storia, la casa in questione esiste tuttora come provano le foto esposte qui di seguito, gentilmente offerte dal nostro Myrddn.

 

Volterra - La Casa del Vento

"C'è una casa contadina all'inizio della collina che in salita porta a Volterra ed è chiamata la "Casa del Vento". Vicino ad essa c'era un piccolo palazzo in cui vivevano una coppia di sposi che avevano un'unica figlia che adoravano. Se la bambina aveva anche solo un piccolo mal di testa, cadevano addirittura in preda al panico. A poco a poco la bambina crebbe ed il solo pensiero della madre era che diventasse suora. Ma alla ragazza non piaceva l'idea e sperava di sposarsi come tutte le altre ragazze. Un giorno, guardando dalla finestra, sentì cantare gli usignoli sulla vite e sugli alberi tanto allegramente.

 

Disse alla madre che sperava di avere una famiglia di uccellini le cantavano attorno in un allegro nido. A sentire ciò, la madre si arrabbiò talmente che le diede uno schiaffo. La ragazza pianse, ma replicò con coraggio che, sebbene venisse trattata in tale maniera o picchiata, avrebbe presto trovato il modo di fuggire perche non voleva assolutamente diventare suora. A queste parole la madre si spaventò, perchè conosceva lo spirito indomito della ragazza e temette che avesse già un innamorato e che avrebbe fatto uno scandalo su questa disgrazia. Pensando e ripensando, si ricordò di una vecchia signora di buona famiglia, ma ormai decaduta, nota per la sua intelligenza, la conoscenza e il potere di persuasione. Pensò quindi: "Questa è proprio la persona che può indurre mia figlia a diventare pia e ispirarle sentimenti di devozione, cosicchè si faccia suora". Chiamò allora questa persona che una volta era governante e fedele servitrice della ragazza, la quale invece di litigare con la sua guardiana, le si era molto affezionata. Tuttavia nel mondo niente va esattamente come ci si aspetta, e nessuno sa se un pesce o un granchio si nasconde sotto la pietra del fiume.

Così accadde che la governante, non essendo affatto cattolica come sembrava, non vessò la sua pupilla con paure o con la esaltazione della vita monastica. Alla ragazza, che era solita restare sveglia nelle notti di luna a sentire cantare gli usignoli, pareva sentire la governante dalla stanza attigua, che aveva la porta aperta, alzarsi e andare sul balcone. La notte successiva accadde la stessa cosa. La ragazza si alzò molto silenziosamente e, non vista, scorse la donna che pregava, o quantomeno era inginocchiata al chiaro di luna.

 

La cosa le sembrò molto strana, anche perche pronunciava parole che la giovane non capiva e che senz'altro non avevano alcun carattere religioso. Essendo infine molto preoccupata per lo strano fatto, con timide scuse, disse alla governante ciò che aveva visto. Allora quest'ultima, dopo breve riflessione, chiedendole di mantenere il segreto dato che era una cosa di grande pericolo, le disse: "Da giovane i preti mi istruirono, come è successo a te, ad adorare un dio invisibile. Ma una vecchia in cui riponevo molta confidenza, mi disse: Perchè adorare una deità che non posso vedere, quando c'è la Luna visibile in tutto il suo splendore? Adorala! Invoca Diana, la dea della Luna, e lei esaudirà le tue preghiere. Allora questo è quello che anche tu devi fare: obbedire al Vangelo di Diana, che è la regina delle fate e della Luna".

 

Volterra - La Casa del Vento

Persuasa, la ragazza si convertì all'adorazione di Diana e della Luna e, avendo pregato con tutto il suo cuore per avere un innamorato (aveva imparato la scongiurazione alla dea - vedi pagina "La Luna come Dea" in questo link) fu presto ricompensata dall'attenzione e dalla devozione di un coraggioso e ricco cavaliere, che era un corteggiatore così ammirevole come non si potrebbe desiderare di più. Ma la madre che era più predisposta ad una vendetta gratificante e ad una crudele vanità, piuttosto che alla felicità di sua figlia, si infuriò e quando

il gentiluomo andò da lei, gli ordinò di andarsene poichè sua figlia era destinata a diventare suora e lo sarebbe stata, viva o morta. La ragazza fu rinchiusa nella cella di una torre senza neppure la compagnia della governante e sottoposta a dure e gravi pene, perchè doveva dormire sul nudo pavimento. Sarebbe morta di fame se non avesse acconsentito all'idea della madre.

In questa situazione disastrosa pregò Diana di liberarla: subito trovò la porta della prigione aperta e scappò. Avendo avuto un abito da pellegrina, viaggiò in lungo e in largo, pregando ed insegnando la religione dei tempi antichi, la religione di Diana, regina delle fate e della Luna, la dea dei poveri e degli oppressi. La fama della sua saggezza e della sua bellezza si sparse per tutta la regione. La gente l'adorava chiamandola la Bella Pellegrina. Alla fine sua madre, saputolo, di venne furiosa più che mai e dopo molta fatica riuscì nuovamente a farla arrestare e chiudere in prigione. Quindi, arrabbiatissima, le chiese di nuovo se voleva diventare suora;

 

  • Volterra - La Casa del Vento

al che rispose che non era possibile, dato che aveva abbandonato la Chiesa Cattolica ed era diventata una seguace di Diana e della Luna. La madre, considerandola ormai perduta, la consegnò ai preti perche la mettessero alla tortura e poi a morte, come facevano a tutti coloro che non erano d'accordo con loro o che avevano abbandonato la loro religione. Ma la gente non era d'accordo, perchè tutti adoravano la sua bellezza e la sua bontà e c'erano poche persone che non avevano goduto della sua carità. Con l'aiuto del suo innamorato ottenne, come ultimo desiderio, che la notte prima di essere torturata e uccisa potesse andare a pregare, scortata da una guardia, nel giardino del palazzo.

Le fu concesso, e sulla soglia della casa - che esiste ancora - pregò Diana alla luce della luna piena, di essere risparmiata dall'orrenda persecuzione a cui era stata soggetta da quando i genitori l'avevano volontariamente destinata a quell'orribile morte. I genitori, i preti e tutti coloro che volevano la sua morte erano nel palazzo per controllare che non scappasse. Quando, in risposta alla sua preghiera, scoppiò una terribile tempesta e un vento opprimente, che si trasformò in un uragano quale nessuno aveva mai visto prima, che infine demolì e spazzò via l'intero palazzo con tutti coloro che vi erano dentro. Non rimase nemmeno una pietra sopra l'altra, nè un'anima vivente tra i presenti. Gli Dei avevano risposto alla preghiera. La ragazza fuggì felicemente con il suo innamorato, si sposò e la casa contadina dove si rifugiò è tuttora chiamata la Casa del Vento".

Questa è la storia esattamente come il Leland l'ha raccontata, ma egli stesso ammette di aver molto condensato il linguaggio del testo originale che conta 20 pagine e che, con superflua verbosità, indica una capacità da parte del narratore di scrivere una novella pressochè moderna, tipo quelle francesi di seconda categoria, il che è già molto! È vero che non ci sono descrizioni dettagliate dello scenario - e ce ne sarebbe da dire su Volterra - ma nonostante ciò, esalta questa clttadina. Tuttavia la narrazione in sé è stranamente originale e vigorosa, poiche è una tale reminescenza di puro paganesimo classico e una sopravvivenza di fede nella vecchia mitologia, che tutto l'ellenismo degli Esteti di seconda mano non può eguagliare. Che un'adorazione reale, o il culto, delle divinità classiche, possano essere sopravvissuti fino ai nostri giorni proprio nella terra del Papato, è un fatto ancora più singolare della scoperta di un mammuth vivo in qualche angolo della terra, giacchè questo è un fenomeno umano.

Verrà un giorno - e forse non è tanto lontano - in cui il mondo dei letterati sarà sorpreso nel considerare fino a quale epoca, tale immenso patrimonio di tradizioni antiche sia sopravvissuto nel Nord Italia, e come i dotti lo abbiano considerato con indifferenza; tanto più che è stato un solo uomo, per di più straniero, a preoccuparsi di raccoglierlo e preservarlo. È probabile che ci siano stati molti episodi toccanti fra i martiri pagani forzati ad abiurare i loro Dei, quali Diana, Venere, le Grazie ed altri, adorati per la loro bellezza, come pure ce ne furono fra i cristiani gettati ai leoni.

 

Volterra - La Casa del Vento

I pagani amavano i loro Dei con vero trasporto personale, senza misticismo o paura, come se fossero consanguinei: c'erano molti che credevano veramente nel fatto che, quando una fanciulla che aveva fatto un "passo falso" riusciva a superare il problema, ciò era dovuto all'intervento di qualche Dio, fauno o satiro; il che non può lasciare indifferenti.

 

in rete da maggio 2000