a cura di Sheanan, Myrddn e Liuly

 

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Bardonecchi Moti - Chiomonte (To) - 1436
Arso sul rogo per stregoneria

"O castagno fiorito, con le tue grandi radici, sei tu la foglia, sei il fiore o il tronco? O corpo governato dalla musica, o sguardo splendente, come possiamo distinguere chi danza dalla danza?" W.B.Yeats

 

Attenzione:

Poichè alcune proprietà delle piante ivi descritte possono risultare letali, sia a seconda delle controindicazioni o tollerabilità individuali, sia dal titolo sempre variabile dei principi attivi contenuti nelle piante usate, la Webmistress declina ogni responsabilità per l'uso indiscriminato delle erbe stesse, quando quest'uso non sia avallato dalla rispettiva prescrizione medica.

Sono segnalate in colore verde le erbe con forti principi tossici.

 

In un certo modo le erbe costituiscono il nostro più vicino legame fisico con l'antichità. Le erbe usate dalle streghe e dagli erboristi del passato vengono tuttora impiegate da farmacisti e moderni stregoni. Le più famose erbe delle streghe (dette dalle stesse "semplici"), la mandragora, il giusquiamo, l'aconito, la cicuta, lo stramonio e la belladonna, possiedono tutte lo stesso potere. Prese in dosi forti possono essere mortali. In piccole dosi, invece, vengono usate per preparare filtri d'amore. E anche unguenti per volare.

Ebbene, ciascuna delle erbe della strega ha acquistato una varietà di pseudonimi, nel viaggio attraverso i secoli, e ciascuna si porta dietro uno strascico di leggende simile a un martoriato velo da sposa. La cicuta, naturalmente, è associata a Socrate, che si suppone morto di un miscuglio di succo di cicuta, laudano e vino... la morte "dolce" riservata ai criminali di alta classe. Agli altri veniva somministrata l'aconitina, un veleno estratto dall'aconito, che causava una morte assai più violenta e dolorosa.

Il giusquiamo, ben noto agli erboristi egiziani e greci, è famoso soprattutto per la sua associazione con Circe ( che si suppone l'abbia usato per trasformare in porci i compagni di Ulisse) e con la sacerdotessa delfica Pizia (che si dice pronunciasse i suoi oracoli sotto l'influsso del giusquiamo bruciato). Anche Medea viene associata alle proprietà velenose del giusquiamo... ma non è chiaro se lo usasse come veleno o come narcotico. Il giusquiamo (Herba apollinaris, nell'antichità) contiene la iosciamina e la scopolamina, e veniva quindi usato come narcotico o sostanza psicotropa ( che altera la mente), oltre che come veleno. Il dottor Crippen assassinò la moglie con un veleno estratto dal giusquiamo, egli antichi Galli usavano quest'erba per avvelenare le punte delle frecce.

E' chiaro a questo punto avvertire voi che leggete, che siete interessati all'uso delle erbe a fine magico o curativo, che questo NON E' UN GIOCO O UN PASSATEMPO. La maggior parte delle erbe se assunte in dosi massicce o non consigliate da un medico possono provocare effetti devastanti sul corpo e lo spirito. E ancora, prima di usare un erba bisogna essere certi che sia quella indicata da un testo.

La maggior parte delle guide, dei manuali per riconoscere erbe e fiori, pubblicati in Italia sull'argomento non rendono graficamente, con foto e disegni, chiarezza sull'argomento. Si consiglia dunque, nell'indecisione, di consultare sempre un erborista esperto.

 

Le streghe raccoglievano le loro erbe con la protezione della notte, non solo perché non volevano farsi vedere, ma anche perché le piante dovevano esser colte durante una certa fase lunare per conservare appieno la loro efficacia. Certe erbe dovevano essere prese con la luna calante, altre con la luna crescente, altre ancora durante la luna piena (la Botrychium lunaria, per esempio), e certune, infine, durante un'eclissi. Spesso le streghe andavano nude a raccogliere le erbe.

Esistono ragioni "scientifiche" per questo? È vero che le fasi della luna modificano in modo rilevante le proprietà chimiche delle piante? E che la nudità della raccoglitrice aumenta il potere delle erbe? Qualche scienziato possibilista dovrebbe inventare un esperimento di verifica. Per il momento io tendo a credere che queste tradizioni si fondino su motivi di utilità pratica. Senza dubbio la luna influenza il nostro umore e le maree. E allora perché non le proprietà delle piante?

 

Le piante o le erbe migliori sono quelle che crescono lontane dall'abitato, cioè in aperta campagna, in montagna, nei prati, nelle macchie e nei boschi. Infatti, le erbe che crescono nel loro ambiente naturale, in equilibrio con gli altri vegetali, sono ricche di principi attivi e poco inquinate dalla polvere, dallo smog e da tutti i prodotti chimici che infestano le aree urbane.

E' perciò opportuno evitare di raccogliere gli esemplari che interessano al limitare di strade, fognature, scarichi a cielo aperto e zone agricole a coltura intensiva. In tutti questi casi i vegetali possono essere contaminati da polvere, da additivi delle benzine, da sostanze velenose, da sostanze infette, da anticrittogamici o da concimi chimici.

 

Ogni droga, cioè la parte della pianta che viene utilizzata a scopo medicamentoso, ha un suo “tempo balsamico” di raccolta, che corrisponde a quel periodo dell'anno durante il quale la droga è più ricca di sostanze utili. Il mattino è il periodo migliore della giornata per raccogliere le erbe. Le giornate più adatte sono quelle asciutte e poco ventose.

L'assenza di rugiada è una condizione molto importante perché le parti vegetali umide e bagnate possono deteriorarsi e marcire rapidamente già durante il tempo che intercorre fra la raccolta e la successiva essiccazione. Se le droghe sono parti sotterranee della pianta, cioè: radici, rizomi e bulbi, non è strettamente necessario rispettare particolari condizioni meteorologiche, ma è meglio evitarne la raccolta quando il terreno è bagnato.

 

Le radici, i rizomi, i tuberi e i bulbi si raccolgono quando la pianta è in riposo, cioè nel tardo autunno, dopo che la parte aerea si è disseccata, o all'inizio della primavera, prima che la pianta ricominci a vegetare. Essendo parti sotterranee, vanno ripulite dal terriccio ed eventualmente sezionate per favorirne l'essiccamento. Per altre parti della pianta attenersi alle indicazioni seguenti:

• Le cortecce: Si raccolgono in primavera quando i rami sono ricchi di linfa, il che, tra l'altro, favorisce il distacco della corteccia.

• Le foglie: Si raccolgono in primavera inoltrata, quando si sono sviluppate completamente.

• Le erbe: Cioè le parti aeree di piccoli vegetali, si raccolgono prima o durante la fioritura.

• I fiori: Si raccolgono quando non sono ancora completamente sbocciati.

• I frutti: Si raccolgono quando sono ben maturi; per quelli polposi il grado di maturazione deve essere tale da non comprometterne l'integrità durante il trasporto.

• I semi: Si raccolgono poco prima che la pianta li lasci cadere spontaneamente. Si possono isolare dalle altre parti della pianta per setacciatura.

 

• Come si prepara un infuso: Questo tipo di preparazione viene utilizzato per tutte le erbe ricche di componenti volatili, di aromi delicati e di principi attivi che si degradano per l'azione combinata dell'acqua e del calore. Generalmente si tratta di droghe costituite da fiori, gemme e foglie. Gli infusi si ottengono facendo bollire la quantità di acqua prevista e versandola subito sull'erba sminuzzata, già posta in un altro recipiente adatto. Si mescola, si copre e si lascia il tutto a contatto, agitando di tanto in tanto, per un tempo medio di 10 minuti. Si filtra l'infuso ottenuto attraverso una tela pulita o un colino a maglie strette. Gli infusi devono essere consumati caldi e la loro utilizzazione è immediata.

• Come si prepara un decotto: Le droghe non aromatiche, che contengono principi stabili al calore, quelle costituite da radici, cortecce, semi e altre parti dure meno penetrabili all'azione dell'acqua calda, si adoperano generalmente in forma di decotto. Il decotto si ottiene gettando la droga sminuzzata nella quantità prescritta di acqua bollente; si copre e si continua a far bollire a fuoco moderato per 10-20 minuti circa. Si filtra il decotto ottenuto attraverso una pezzuola di tela pulita o un colino.

• Come si preparano le tinture: Nella pratica domestica le tinture si preparano per macerazione. Si pone l'erba sminuzzata in una bottiglia o fiasco di vetro e la si lascia a contatto con il solvente prescritto per 5-10 giorni. Il recipiente deve essere a chiusura ermetica. Trascorso il tempo si filtra attraverso una tela fitta, si spreme il tutto, poi si versa la quantità di solvente necessaria ad ottenere il volume finale prescritto. Esistono tinture idroalcoliche e tinture vinose o vini medicati.

 

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Assenzio Castagno
Pervinca
Biancospino
Viola
Quercia
Crocus
Nocciolo
Verbena
Sambuco
Artemisia
Ontano
Trifoglio
Pioppo
Iperico
Ippocastano
Noce di Betel Cipresso
Achillea Prugnolo
Iris Datura
Primavera odorosa Giusquiamo
Passiflora Elleboro
Genzianella Digitale
Issopo Belladonna
Mandragora Aconito

 

 

 

in rete da maggio 2000