Crocus Albiflorus (Iridacee)

Nome comune: Croco bianco

In febbraio e in marzo, o pi¨ tardi se in zone collinose o montagnose, fra le erbe ancora bruciate dal gelo e sotto il peso della coltre nevosa, splendono miriadi di fiorellini bianchi, comunemente detti crochi. Insieme ai bucaneve annunciano il risveglio della natura dopo il sonno invernale.Sono presenti anche nel Parco di Monza, in particolare nei prati dinanzi al ristorante Saint Georges Premier. Hanno foglie filiformi di colore verde scuro, con una striscia longitudinale bianco-argentea. Il colore dei fiori varia dal bianco al rosa, al violetto e al viola pi¨ intenso.

Il nome Crocus Ŕ la trascrizione dal greco, giÓ usato da Omero, krˇkos, che ha relazione con analoghe parole di lingua dell'Asia Minore e con l'ebraico karkˇm del Cantico dei Cantici. Tradotto dal greco il nome significa anche "dai fiori d'oro". Il ôfilamentoö di un bel arancio carico simboleggiava un legame d'amore, come narrava un mito greco. Un giovane di nome Krˇkos amava appassionatamente la ninfa Smilax. Alla sua morte gli dei impietositi dalla tenerezza della ninfa decisero di trasformarla in un'erba, l'edera spinosa, e Krˇkos nel fiore che dal quel giorno porta il suo nome. In ricordo dell'infausta avventura i Greci posavano un fiore di croco sulle tombe degli amanti. Per i Romani il Crocus rappresentava il simbolo di vita, di bellezza e di giovinezza: lo coltivavano non come emblema di morte, ma come buon auspicio per una vita ultraterrena. La storia di Croco Ŕ probabilmente reminiscenza storica di un primitivo rito vegetale rinnovatore e rigeneratore di energia, come sembra dimostrare una notizia curiosa riportata dallo scrittore naturalista latino Plinio: che il fiore ama essere calpestato, anzi diventa pi¨ bello se la radice viene schiacciata al suolo. E' un fiore effimero che dura pochi giorni. Questa sua caratteristica ispir˛ al Pascoli una allusiva poesia:

ôO pallido croco, coi petali lilla tu chiudi li stami di fuoco: le miche di fuoco coi tuoi lunghi petali chiudi nel cuore, tu leso, o poeta dei pascoli, fiore di croco!...ö.

Per il colore acceso del pistillo attira le api che ne bottinano il polline, che si trova sotto forma di pallottoline rosso-arancione sia nei primi raccolti primaverili, dove pu˛ raggiungere il 20-30%, che in quelli autunnali. Il suo pi¨ vicino parente Ŕ il Crocus Sativus, ossia lo zafferano, che vanta nobili origini: i Romani lo usavano come tintura per le vesti nuziali e per le toghe dei magistrati, e lo consideravano il simbolo del matrimonio. In medicina era ritenuto addirittura un autentico elisir di tutti i mali. E' citato nei papiri egizi come antispasmodico e fecondante. In Italia Ŕ coltivato in Abruzzo ed Ŕ considerato uno dei migliori del mondo. Per ottenere un chilo di polvere, formata dagli stigmi rosso-arancione, occorrono ben ventimila piantine; da qui il suo altissimo prezzo. E' usato in diversi piatti sia per aromatizzare che per colorare il cibo (un classico Ŕ il risotto alla milanese).

 

in rete da maggio 2000