Digitalis Purpurea L.(Scrofulariacee)

Attenzione:

Nome comune: Digitale, Cornucopio, Erba aralda, Cappello d'Elfo, Erba di San Leonardo.

Area di diffusione: Cresce nei luoghi selvatici in terreno siliceo.

È una pianta erbacea biennale o perenne, tomentosa per peli articolati, con fusto semplice, eretto, o con qualche ramo nella parte superiore, alto 50-150 cm. Le foglie ovali, oblunghe sono crenate dentate: le inferiori grandi e picciolate le superiori sessili e gradata- mente decrescenti. I fiori sono raccolti in racemo unilaterale, terminale. Il calice pubescente è diviso in 5 segmenti ovali oblunghi. La corolla grande; campanulata, pendente, di colore porporino con macchie più forti all'interno, è cigliata nel lembo. troncata obbliquamente e con lembi poco salienti- Gli stami sono 4 didinami rinchiusi nel tubo corollino. L'ovario è ovato oblungo, biloculare con stilo filiforme e stimma bifido. Il frutto è una capsula pelosa glandulosa.

Le proprietà medicinali della Digitale non erano conosciute dagli antichi. Nonostante che in Italia, in Grecia ed in Asia Minore crescano diverse specie di Digitali contenenti glucosidi cardiotonici, queste non furono utilizzate dai medici greci e latini. Dato che per molti secoli le conoscenze mediche si basavano quasi esclusivamente sui testi di Dioscoride e Plinio anche per tutto il Medio Evo ed il Rinascimento le virtù medicinali della Digitale rimasero ignorate. Mattioli non la nomina nei suoi scritti, Fuchs la considerava un equivalente della Genziana. Nel 1785 W. Withering medico di Birmingham avendo appreso da una vecchia guaritrice l'uso della Digitale e dopo averlo sperimentato per dieci anni, divulgò il suo impiego ed in particolare l'attività sul cuore. Impiegato con dosi eccessive e con indicazioni imprecise cadde di nuovo nell'oblio. Solo nel 1842 R. P. Debreyne lo indicò definitivamente come cardiotonico. Dopo di allora moltissimi ricercatori studiarono la droga. Nel 1845 Homolle e Quevenne prepararono la digitalina amorfa; nel 1869 Nati velie isolò la digitalina cristallizzata. Nel 1874 Schmiedeberg estrasse quattro prodotti, la digitalina, la digitossina, la digitaleina e la digitonina. Queste due ultime sostanze, risultarono in seguito una sostanza unica. Kraft ed Hartung nel 1912, Windaus e Schneckenburg nel 1913 ed altri autori isolarono altri prodotti. A. Stoll e W. Kreiss per ultimi nel 1934 dimostrarono che molte di queste sostanze non sono che prodotti di scissione dei glucosidi primitivi contenuti nelle foglie.

Secondo Stoll e Kreiss nelle foglie sono contenuti i glucosidi, purpureo-glucosidi A, B, C, che per scissione danno digitossina, gitossina e gitalina. Nelle foglie sono contenuti inoltre digitonina, gitonina (saponine) un colorante, il digito-flavone, mucillagine, enzimi, acidi organici, manganese. Secondo le ricerche di Dafert il contenuto in glucosidi è massimo nel pomeriggio, perché durante la notte sono utilizzati dalla pianta.

La Digitale rallenta il numero dei battiti del cuore rendendo la sistole ventricolare più energica e regolare ed aumentando l'ampiezza della sistole. Nei casi di insufficienza cardiaca consegue un innalzamento della pressione arteriosa, riassorbimento degli edemi e la diuresi si ristabilisce. Si impiega nelle malattie acute e croniche in cui il cuore ha bisogno di essere tonificato e di aumentare la diuresi, nelle polmoniti, nelle forme iniziali della tubercolosi polmonare, nelle cardiopatie valvolari in fase di scompenso. È controindicata nelle degenerazioni, nella atrofia, e nelle ipertrofie del cuore, in certe aritmie e nei casi di intolleranza gastrica. I prodotti attivi della Digitale sono eliminati con difficoltà e perciò si ha il fenomeno dell'accumulo. Per questo la cura digitalica non può durare per lungo tempo. Dosi eccessive od anche dosi piccole ma continuate per molto tempo possono provocare seri inconvenienti, cardiaci, gastro-intestinali e nervosi. Si ha caduta del polso che può arrivare a 50-40 ed anche 30 pulsazioni per minuto, malessere generale, ansietà, violenti dolori all'epigastro, vertigini, vomiti in- coercibili. Il polso diventa poi rapido e precipitoso, con cianosi, disturbi visuali ed alla fine il collasso. Le dosi tossiche sono molto variabili anche perché è variabile il contenuto di principi attivi nelle foglie. In generale si ritiene che 10 g. di foglie secche o 40 g. di foglie fresche possono provocare la morte in un uomo.

 

in rete da maggio 2000