Viola Odorata L.:(Violacee)

Nome comune: Viola

Area di origine: Europa

“Maria, mia dolce Maria, accetta questo mazzolino di violette e possa diventare un misterioso legame tra noi, un vincolo segreto in mezzo alla folla che ci circonda. Amami, mia dolce Maria e che la tua mano non si stacchi da queste violette”.Le piante della famiglia delle violacee sono diffuse in tutti i continenti, ma, se da noi si riconoscono subito per la forma irregolare dei fiori,quelle delle regioni tropicali o subtropicali sono invece di tipo arbustivo e anche arboreo, con classico viola,

nome di vari fiori viola, gialli o bianchi, molto diversi, ma di cui uno è sicuramente la nostra viola mammola;da ricollegarsi al greco ion (da wion), delle stesso significato, di cui è un diminutivo. Si è supposto un rapporto col verbo latino vieo 'legare, annodare', dato che questi fiori si usavano per fare le corone (cfr. greco itys, -yos 'giro, circonferenza'). Secondo alcuni invece i termini latini e greci sarebbero prestiti da una lingua mediterranea pre-indoeuropea. E' una pianta importante in orticoltura e nella regione mediterranea (in particolare ligure) è oggetto di coltivazione intensiva e di attivo commercio. Infatti, in diverse varietà migliorate dai vivaisti, ad esempio la varietà a fiori doppi nota col nome di violetta di Parma, viene esportata nel nord anche fuori dal periodo normale di fioritura. Ha grandissima importanza in profumeria, ma benché i fiori contengano un acetone naturale molto profumato, l'irone, se ne è ottenuta anche per via di sintesi una sostanza affine, lo ionone, che riproduce perfettamente il profumo del fiore. Nelle viole è pure presente una sostanza aspra, la violina, affine all'ipecacuana, che ha la medesima azione emetica. In medicina son state sfruttate tutte le parti della pianta: i fiori in,fusione o sciroppo, per calmare la tosse e come sudoriferi; le parti sotterranee, più o meno emetiche e purgative; le foglie, che in cataplasma sono emollienti; tuttavia, a parte il suo impiego nella cura delle affezioni delle vie respiratorie, oggi la farmacopea ufficiale ne la abbandonato l'uso. Una celebre attrice, Mademoiselle Clairon, fa solita sfogliare ogni sera le viole che le portavano i suoi ammiratori per farsene un infuso. Le api, all'inizio della primavera, ne suggono volentieri il nettare, soprattutto quando i calabroni hanno aperto loro la strada lacerando lo sperone del petalo posteriore. La curiosità botanica più rilevante circa le corolle della viola è il fenomeno della “cleistogamia”, un fenomeno quanto mai interessante, che dimostra quali e quanti accorgimenti abbia saputo escogitare la Natura per assicurare la propagazione di ogni specie, anche la più piccola e, apparentemente, poco importante. La “cleistogamia”, detta anche fecondazione a fioritura chiusa, si verifica nelle pianticelle del sottobosco dove, talvolta, l'ombra è così densa da pregiudicare la schiusura delle corolle e così impedire agli insetti di compiere la loro opera di trasporto del polline da un fiore all'altro. Ebbene, in questa situazione, le piante che non ricevono la giusta dose di sole decidono di provvedere all'autofecondazione all'interno del fiore che non si aprirà mai. Nel chiuso della corolla si forma il seme che poi natura e cade al suolo assicurando la perpetuazione della specie. Nelle viole questo fenomeno è abbastanza frequente e testimonia una sapienza che va ben al di là di tutto il tecnicismo di cui l'uomo, a giusta ragione, va così fiero. Il profumo discreto delle viole e il loro formato minuscolo, poi, sono state scelte in poesia come simbolo di modestia e discrezione nascosta. Secondo il mito, la figlia di Atlante per sfuggire alle brame di Apollo, sarebbe stata trasformata in viola. Madame de Sevigne chiamava Mademoiselle de la Vallière l' “umile violetta”. Charles Estienne (1658) scrive che “i fiori delle viole applicati sulla fronte” , leniscono il mal di testa dovuto al troppo bere e fanno dormire. Chi abbia ricevuto un colpo in testa, ne beva subito dopo esser stato colpito”. Uno dei premi dei giochi floreali era una viola d'oro. Nel giardino di una piccola, sperduta isola, Sant'Elena, è nata l'ultima leggenda legata al ricordo del vincitore di Jena e di Austerlitz, al grande sconfitto di Waterloo. Una leggenda che racconta la tragica notte della morte di Napoleone, mentre infuriava un fortunale che abbatteva gran parte degli alberi che facevano corona alla casa di Bonaparte. Al mattino, fra tanti rami stroncati e arbusti divelti, due angoli apparvero intatti, quasi il vento non li avesse sfiorati: dove stava una quercia e il tappeto di viole dinnanzi alla camera dell'Imperatore. Forse non è andata proprio così, forse la quercia non è stata abbattuta perché posta in una posizione particolare e le violette non hanno avvertito la furia dell'uragano perché protette dalla chioma dell'albero. Forse la spiegazione è questa, ma ai bonapartisti piacque pensare a qualcosa di più e di diverso e il tappeto di viole fiorito il mattino del cinque maggio ha finito per diventare un simbolo preciso: grandeur e umiltà unite insieme, in cinque petali color viola, porpora o ametista, lilla o bianchi, soavissimi di profumo, di grazia inimitabile. Tutte queste qualità dovevano essere ben note anche a un altro personaggio, meno reale ma altrettanto noto, ossia Giove, che volendo intrecciare un rapporto d'amore con la ninfa Io, non trovò di meglio che tramutarla in una giovenca, in una giovane mucca, commettendo una grave mancanza di delicatezza cui il padre degli dei pensò di porre rimedio inventando uno straordinario e raffinatissimo pascolo per la malcapitata: un grande prato coperto di viole costantemente in fiore. Gli esempi, mitologici e romantici potrebbero continuare per pagine e pagine, ma la più bella celebrazione delle viole sta nella loro stessa grazia, in quel loro timido apparire tra i fili d'erba, nella soavità del loro profumo, nell'armonia dei loro colori. Nel linguaggio dei fiori, sta a significare l'amore segreto: "Nascondiamo il nostro amore".

 

in rete da maggio 2000