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"Se vaghi a tarda ora t'abomina la quercia, l'olmo s'addolora e il salice cammina...".

Il Castagno

Altezza: Fino a 25 m.
Portamento: Espanso e globoso
Corteccia: Liscia e grigia,poi bruna e solcata.
Alcuni utilizzi del legno: Mobili, infissi, falegnameria, paleria grossa e minuta,
travame pali per linee aeree, imballaggi, dogame, tranciati.
Foglie: Decidue, ovato-lanceolate o ellittico-lanceolate, dentate.
Fiori: Unisessuali,in lunghi amenti,con fiori maschili in cima e femminili alla base.
Frutti: Capsule spinose (ricci) contenenti acheni (castagne).

Questo magnifico albero si presenta a noi in modo imponente e maestoso, il suo tronco è corto ma di una certa valenza, gli stessi rami danno alla immensa chioma un aspetto solenne. Al tempo dei Romani i suoi frutti venivano chiamati "ghiande di Zeus" dall'omonimo Dio supremo. Il frutto del castagno aveva delle proprietà nutrizionali che il Popolo Romano,e non solo, conosceva molto bene, da questi si poteva ricavare una farina e da essa una sorta di pane che nei secoli ha potuto essere fonte di nutrizione anche nei periodi più bui e di forti carestie. Quindi cibo che manteneva in vita, ma non solo, presso alcuni popoli e di culture diverse, la castagna è stato anche il cibo dei morti (legame con l'aldilà). Il mese di novembre ancora oggi o a tempi recenti si celebra l'arrivo dell'autunno o la ricorrenza legata ai defunti. In Valle d'Aosta, per esempio, si offrivano nel giorno di Ognissanti caldarroste agli avventori delle osterie,nelle case invece si mangiavano cosparse di grappa e di zucchero per poi servirle a tavola alla fiamma. In Piemonte era rito di consumarle il giorno dei morti mentre a Venezia il giorno a esse dedicato era San Martino,da cui deriva un simpatico proverbio: "oca, castagne e vino, tieni tutto per San Martino". A Vienne, vicino a Lione, durante la notte si radunavano per cuocerle nei castagneti, a Marsiglia si mettevano sotto il cuscino per allontanare gli spiriti che non venissero a tirarti i piedi durante la notte, sempre nel giorno di Ognissanti. Questo albero è longevo può arrivare fino a 3000 anni di vita, questo per introdurvi un fatto singolare avvenuto sulle pendici dell'Etna, dove ancora oggi sorge il "castagno dei cento cavalli" venne chiamato in questo modo perché secondo una leggenda nel secolo XVI avrebbe dato riparo a Giovanna D'aragona e ai suoi cento cavalieri durante un forte temporale, mentre si recavano da Napoli alla Spagna. Fu ritenuto un generoso comportamento che assieme ad altri che avvennero in passato a valergli l'equiparazione a "figura paterna". Vogliamo lasciarvi con due versi tratti da : Il castagno, di G. Pascoli e da : Il barone rampante di I. Calvino,in sequenza…: "Tu pio Castagno,solo tu l'assai doni al villano che non ha che il sole; tu solo il chicco,il buon di più,tu dai alla sua prole!" "… Ed il castagno tra foglia spinosa, ricci, scorza, rami alti, par fatto apposta per tener lontani."

L'Acero

Altezza: Fino a 20 m.
Portamento: Espanso regolare
Corteccia: Giallastro-rosea, finemente solcato-screpolata
Alcuni utilizzi del legno: Manici per utensili, giocattoli, piccoli oggetti domestici
Foglie: Decidue, palmate, a cinque lobi arrotondati all'apice
Fiori: Giallognoli in corimbi eretti
Frutti: Samare con ali divergenti a 180°
Esistono inoltre : Acero Minore (Acer Monspessulamus), Acero Montano (Acer Pseudoplatanus), Opalo (Acer Opalus).

Acer è un nome che deriva dal latino,che significa "appuntito" questa è la caratteristica forma delle foglia con lobi acuminati, con la zona periferica dentata, porta anche il nome di "Mano Tagliata". Durante la primavera e l'estate questo albero ha il fogliame decisamente di un verde lucido mentre in autunno le foglie si colorano dal giallo fino al rosso carminio. Quest'ultimo viene spesso paragonato al rosso sangue, non a caso si dice che in alcune antiche tradizioni venisse associato al funesto. Nella mitologia Greca era l'albero di Fobos, il Dio della paura. Col trascorrere del tempo in Europa , nel suo folklore , fece in modo di non colpire più l'uomo, ma attraverso le sue paure: Pipistrelli e streghe. In Alsazia e in Lorena pare che le cicogne mettessero un ramo di acero nei loro nidi per impedire ai pipistrelli di andare ad uccidere i loro piccoli ancora dentro le uova. Piantando alcune zeppe di legno d'acero allo stipite della porta si tenevano lontane le "streghe". Fu nel XIX sec. Che questo albero si riscattò della sua nefasta immagine arrivando ad essere il simbolo delle bandiera Canadese. Da Ovidio: Le Metamorfosi ,un piccolo verso… "L'acero nelle cui parti secrete tanti diversi e bei colori nasconde…"

L'Olmo

Altezza: Fino a 30 m.
Portamento: Eretto ed espanso
Corteccia: Grigio brunastra
Alcuni utilizzi del legno: Industria del mobile, costruzioni navali,
costruzioni delle carrozze ferroviarie, parquets, tranciati, sfogliati, minuterie in legno, calci di fucile.
Foglie: Decidue, obovato-ellittiche
Fiori: In ombrelle rossastre
Frutti: Samare con seme centrale
Esiste inoltre: Olmo Campestre (ulmus minor).

Greci e Romani diedero a all'Olmo il nome di Oneiros "figlio della notte e dio dei sogni" in suo onore per il suo legame con il mondo onirico (mondo dell'inconscio e di presagi). Inoltre usavano l'utilizzo della vite per sostenere i tralci della pianta attribuendogli la simbologia di vita coniugale e amicizia. Sotto le sue fronde, nel medioevo in Francia, si radunavano signori e magistrati del villaggio, per risolvere screzi e problemi tra cittadini definendolo così "l'albero della giustizia". Esiste un diverso significato, per le popolazioni Germaniche, pur mantenendo il sacro e l'aura positiva di questa pianta. Veniva considerato l'albero sacro femminile e materno. Da C.Ripa, "Iconologia": "Abbraccia finalmente un olmo secco circondato da una vite verde acciocche si conosca, che l'amicitia fatta nella prosperità, deve durar sempre, e nei maggiori bisogni deve esser più che mai amicizia".

Il Ciliegio

Altezza: Fino a 20 m.
Portamento: Globoso-espanso
Corteccia: Liscia, percorsa da file di lenticelle
Alcuni utilizzi del legno: Mobili, strumenti musicali, oggetti da tornio.
Foglie: Decidue, ovato-acuminate, seghettate
Fiori: Bianchi in ombrelle
Frutti: Drupe globose ombelicate

In Occidente il ciliegio è legato a credenze di tipo popolare e a ritmi della vita contadina. Legato anche a diversi santi come sant'Eutropio e san Giorgio nei dintorni di Rennes (Francia). Una leggenda racconta che se nel giorno di san Giorgio (23 aprile) ci fosse stato vento e lui non avesse potuto salire sul ciliegio per dare inizio al processo di trasformazione dal fiore al frutto, sarebbe stata un'annata poco prosperosa. Si racconta anche che durante il solstizio d'inverno, momento della rinascita del sole, si usava intrecciare un cordone di paglia e cingerlo a quei ciliegi che durante l'estate avevano fruttificato poco e che perciò doveva essere generosi nell'estate successiva se non volevano essere abbattuti. In Oriente, soprattutto il Giappone, è oggetto di devozione simbolo di prosperità e felicità della vita terrena. Simboleggia purezza e i suoi fiori venivano utilizzati durante le cerimonie nuziali come bevanda diventando augurio per la nuova coppia.

Il Nocciolo

Altezza: Fino a 7 m.
Portamento: Espanso
Corteccia: Grigia e liscia
Foglie: Decidue, suborbicolari od obovate
Fiori: Unisessuali, quelli maschili in amenti, quelli femminili solitari o a gruppetti
Frutti: Nocciole, provviste di una pseudocupola sfrangiata

Il frutto di questo albero è sempre stato una risorsa indispensabile per la nutrizione. Albero considerato, nel corso dei secoli, magico e con proprietà benefiche, in quanto i suoi rami spesso descritti come bacchette magiche utilizzate dai maghi, bastoni benefici in grado di scoprire non solo acqua, minerali e tesori nascosti sotto terra, ma anche ladri, criminali. Infine strumenti negativi capaci di trasmettere chiaroveggenza e onnipotenza con scopi malefici. Il legno del nocciolo lo troviamo anche in tradizioni nordiche (scozzesi e irlandesi). Druidi e Bardi usavano come strumento divinatorio ed evocativo alcune tavolette di nocciolo incidendogli gli "ogam" (antica scrittura irlandese utilizzata per scopi magici e dottrinali). I Celti consideravano il frutto del nocciolo simbolo di saggezza interiore, magiare il frutto procurava conoscenza delle arti e delle scienze segrete.

Il Salice Bianco

Altezza: Fino a 30 m.
Portamento: Slanciato
Corteccia: Grigiastra e rugosa
Alcuni utilizzi del legno: Fabbricazione di zoccoli, imballaggi, cellulosa, pertiche.
Foglie: Decidue, lanceolate
Fiori: Amenti maschili gialli, femminili verdi Frutti: capsule piriformi

Molti riti e credenze girano attorno a questo albero, albero della fecondità e guaritore, albero delle streghe votato a divinità lunari, albero malefico. Il salice, per le sue caratteristiche, rami cadenti e foglie pendule, si è sempre guadagnato la caratteristica di albero triste, nostalgico e malinconico o albero del pianto. Nella mitologia, il salice era consacrato ad Ecate (la dea lunare), dea che in un primo tempo era considerata benigna poiché dava agli uomini ricchezza e presiedeva alla navigazione, diventata poi impura precipitando negli inferi diventando la "signora degli incantesimi". Durante il Medioevo, questo suo stretto legame con la luna, lo ha reso l'albero prediletto per la fabbricazione della "scopa delle streghe". I Druidi costruivano con il salice dei cesti di vimini con i quali offrivano al plenilunio sacrifici umani. Da W. Shakespeare, Otello: "La cara anima stava desolata. Tutti, cantate tutti un verde salice. Stava li con la testa ripiegata. Cantate salice, salice, salice. I ruscelletti le correano accanto, e parea ripetessero il suo pianto."

Il Noce

Altezza: Fino a 30 m.
Portamento: Espanso, arrotondato
Corteccia: Grigio chiaro, rugosa e solcata
Alcuni utilizzi del legno: Industria del mobile, tranciati, cornici, pannelli per rivestimenti interni.
Foglie: Decidue, imparipennate a 5-6 segmenti
Fiori: Unisessuali, quelli maschili in amenti, quelli femminili a 1-5
Frutti: Pseudodrupe globoso, giallo-verdi

Quest'albero pare sia investito di potere negativo, invece il frutto è simbolo di fertilità e strumento di guarigione. Durante l'epoca ellenica, si narra che il noce era consacrato alla divinità Core "la fanciulla" rapita da Ade diventò la dea degli inferi con il nome di Persefone (in latino Proserpina). Secondo le leggende contadine addormentarsi sotto un noce, al risveglio, avrebbe provocato mal di testa e in qualche caso anche febbre per le sue emanazioni velenose. Anche la medicina moderna, dopo varie ricerche, ha individuato nelle radici della pianta una sostanza tossica chiamata "juglandina" che danneggia e causa la morte degli alberi che si trovano nelle vicinanze. Per questo motivo il noce cresce in aree isolate. Se quest'albero viene considerato negativo il suo frutto invece è sempre stato apprezzato per le sue molteplici proprietà, con esso si poteva neutralizzare veleni, con i gusci si curavano denti cariati e con il mallo la dissenteria. In alcune epoche il frutto del noce veniva considerato di buon auspicio e di prosperità per giovani coppie nel giorno delle nozze.

Il Tasso

Altezza: Fino a 20 m.
Portamento: Piramidale
Corteccia: Bruno-grigiastra e liscia
Alcuni utilizzi del legno: Tornitura, scultura, fabbricazione di strumenti di precisione, mobili.
Foglie: Aghiformi, pettinate
Fiori: Maschili in amenti ascellari, femminili solitari, apicali
Frutti: Coppette rosse con seme centrale (arilli)

Dall'epoca antica fino ai giorni nostri il tasso è sempre stato dipinto come albero dalle origini oscure e cupe, velenoso e mortifero. Pianta dalle foglie e bacche altamente tossiche. Per questi motivi, molte popolazioni l'hanno sempre definito l'albero della morte o legato a figure maligne. Greci e Romani lo associavano a divinità infernali come Ecate, dea degli inferi. Proprio a Roma, durante i sacrifici a Ecate, i tori venivano ornati con i rami di tasso che avevano il compito di attirare gli spiriti infernali che, nutrendosi così del sangue degli animali sacrificati, si sarebbero placati. Alcune leggende popolari sconsigliavano di dormire o mangiare sotto le sue fronde per evitare sintomi di morte per asfissia di coloro che si cibavano delle sue bacche e di fumigare il suo legno perché altamente tossico. Anche nella letteratura grandi autori come Shakespeare nell'Amleto e nel Macbeth assegnavano al tasso un ruolo fatale, nel primo come bevanda per avvelenare il re, nel secondo le sue talee, raccolte in una notte di luna piena, venivano bollite dentro il calderone delle streghe. In contrapposizione a quest'aspetto funesto, il tasso si riscatta con la caratteristica di essere un albero longevo, tanto è vero che può raggiungere anche 1500 anni di vita per questo motivo è simbolo di immortalità e nuova vita nell'altro mondo.

Il Tiglio

Altezza: fino a 40 m
Portamento: arrotondato-conico
Corteccia: grigiastra-screpolata
Alcuni utilizzi del legno: lavori di intaglio,intarsio,ebanisteria pregiata, sculture fabbricazioni zoccoli, cornici, giocattoli.
Foglie: decidue,ovato-cordate
Fiori: giallastri, in cime pendule
Frutti: pseudosamare con pericarpo globoso

Quest'albero,visto il suo aspetto e il profumo che emana, è stato considerato come albero della femminilità, associato a divinità greche mitologiche come "Afrodite". Ma non solo, possiede anche caratteristiche terapeutiche ideali per le nevrosi e per curare l'insonnia, spesso i suoi fiori vengono usati come calmante per la tosse oltre al resto già sopraelencato. In Lituania si narra che per avere un buon raccolto gli uomini offrissero dei sacrifici alle Querce (albero maschile per eccellenza), mentre le donne facevano le loro offerte ai Tigli, sempre per lo stesso scopo. Per i Romani, quest'albero diventò simbolo dell'amore coniugale. In Persia prese il nome di albero "Oracolare" per questo racconto: "Gli Enarei che vivevano presso gli Sciti, furono scoperti a saccheggiare il tempio di Afrodite, la quale , furibonda gli tolse tutta la loro virilità, lasciandogli in dono la capacità di predire il futuro.Gli Enarei praticavano la divinazione mediante tre strisce di corteccia di tiglio; che dopo averle rotolate e srotolate più volte attorno alle dita svelavano il loro responso.

Il Sorbo

Altezza: fino a 15 m
Portamento: espanso-ombrelliforme
Corteccia : grigia liscia
Alcuni utilizzi del legno: scultura
Foglie: decidue, composte, imparipennate
Fiori: bianco panna in corimbi
Frutti: piccoli pomi color corallo

Per i Popoli del Nord, questo albero viene considerato "magico" vale a dire che veniva usato per allontanare Demoni e Stregoni. Duranti alcuni riti druidici, si narra che questi usavano cospargere dei ramoscelli di Sorbo sopra una pelle di toro appena scuoiata, costringendo in questo modo i demoni a rispondere alle loro domande. Scozia e Scandinavia usavano i rami di questo albero per scacciare le Streghe. In Germania, invece, venivano appesi alle porte delle stalle per allontanare il Drago Volante; e sempre nella medesima terra, quando si aveva a che fare con dei cavalli "stregati" si usavano delle fruste di sorbo per addomesticarli. Per i Finni veniva considerato l'albero della vita in analogia al calendario celtico degli alberi difatti è l'albero del secondo mese " rinascita della luce " cioè ( 21 gennaio - 15 febbraio ). Da " Il Signore degli Anelli " di Tolkien il canto di Bregalad: "Oh dolce sorbo, come splendea bianco sul tuo capo di fiore! Oh sorbo mio, in un giorno d'estate io scorsi il tuo bagliore! Corteccia lucente,voce limpida e dolce, fogliame fresco e leggero; Era rosso-oro la grande corona che in capo portavi altero! ".

La Quercia

Altezza: fino a 40 m
Portamento: espanso verso l'alto
Corteccia: grigio-brunastra, solcata per il lungo
Alcuni utilizzi del legno: mobili, pavimenti, rivestimenti interni
Foglie: decidue, spicciolate a lobi arrotondati
Fiori: maschili in amenti, femminili sessili Frutti: ghiande con cupola a squame appressate

Quercia " l'albero per eccellenza " già i greci lo nominarono in questo modo. Alto e possente in tutte le sue specie pieno di forza e vigore. I Popoli primitivi vedevano in lui il ciclo continuo della vita stessa, morte in inverno e rinascita in primavera. Nell'antico testamento si narra che anche Giacobbe riconosce la sacralità e la divinità di questo magnifico albero sotterrando gli idoli della propria famiglia tra le sue radici. Considerato anche albero degli oracoli, quindi della saggezza, per alcuni sacerdoti la verità veniva rivelata attraverso lo stormire delle fronde. Per alcuni popoli nordici, Irlandesi e Inglesi e molti altri, veniva associato, dal culto di Esus, al Dio della guerra e degli Dei del fuoco e della tempesta.; ad esso venivano offerti sacrifici umani poiché si riteneva che l'albero colpito da un fulmine avesse un notevole potere racchiuso in se. A Roma invece, la quercia è santuario di Giove ove si consacrano boschi sulle pendici di Nemi. Incontri fra il leggendario e il divino? Forse! Ma di fatto esistono ancora oggi persone che conficchano un chiodo nel suo tronco per cercare forza e immutabilità.

Il Ginepro

Altezza. Fino a 15 m
Portamento: da cespuglioso a espanso-ombrelliforme
Corteccia: liscia, bruno-chiaro, sfogliata
Alcuni utilizzi del legno: tornitura, ebanisteria, pali, palizzate, articoli di vimini
Foglie: lesiniformi
Fiori: piccoli amenti, maschili ovoidi, femminili oblunghi
Frutti: bacche globose

Il ginepro cresce in situazioni particolari, terreni aridi e su poggi calcarei e assolati, è in grado di sopravvivere a qualunque temperatura sia d'estate che d'inverno, gli animali stessi lo evitano visto i suoi aghi fastidiosi. Per quasi tutti popoli è stato da sempre considerato albero protettore e guaritore considerando che da esso si può estrarre un olio curativo. In Estonia si usava piantare il ginepro vicino alle case per allontanare gli spiriti maligni e alle volte, se non bastava, si passavano i ramoscelli tra le fessure delle porte per maggior sicurezza. In toscana invece si usava appendere un ramo di ginepro alle porte delle case per far si che le streghe, vedendolo, si fermassero a contare le sue numerose foglie , se avessero sbagliato il conteggio di queste foglie, avrebbero dovuto ricominciare da capo e questo le avrebbe fatte indispettire, ma per paura di essere riconosciute spesso lasciavano velocemente la casa allontanandosi da essa. In Germania era la pianta protettrice dai ladri, esiste infatti ancora oggi un rituale ben preciso: " chi veniva derubato doveva recarsi ad un ginepro per poi curvarne un ramo fino a terra tenendolo fermo con un masso poi doveva gridare il nome del ladro ad alta voce che sarebbe arrivato lì all'istante ".


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